Il 9 marzo viene aperto al pubblico un tesoro che rimane inviolato per tutto il resto dell’anno: il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana, costruito sulla casa della santa, patrona di Roma insieme a San Pietro, San Paolo e San Filippo Neri. Il monastero è conosciuto anche con il nome di Tor de’ Specchi, da una torre che una ricca famiglia di Campitelli fece passare per quella legata alla leggenda di uno specchio attraverso il quale consoli e senatori dell’antica Roma controllavano il mondo; la torre diede il nome alla famiglia e alla zona e rappresenta uno dei misteri della toponomastica romana. La via di Tor de’ Specchi sulla quale affacciava l’edificio, è scomparsa in seguito alle demolizioni che portarono alla realizzazione, nel ventennio fascista, della via del Mare che successivamente prese il nome di via del Teatro di Marcello.

Attraverso un portale in pietra sormontato da un affresco del XVIII secolo raffigurante la Madonna con il Bambino tra Santa Francesca e San Benedetto, si accede ad un locale anticamente adibito a stalla, dove è collocata una copia del gruppo marmoreo di Giosuè Meli (1866) raffigurante Santa Francesca Romana e l’Angelo, il cui originale è nella Confessione di Santa Maria Nova.

Sulla sinistra, c’è il passaggio alla cosiddetta Scala Santa, che sale tra dipinti raffiguranti la Madonna con il Bambino tra Santa Francesca e San Benedetto e Cristo uscente dal Sepolcro, attribuiti ad Antoniazzo Romano, lo stesso che ha realizzato il celebre ciclo di affreschi dell’oratorio quattrocentesco, chiamato anche dalla comunità monastica “Chiesa Vecchia”. Questo ambiente di modeste dimensioni è completamente avvolto da 25 riquadri nei quali sono raffigurate scene della vita e delle opere di santa Francesca, descritte da testi didascalici in volgare quattrocentesco romano. Il soffitto ligneo è completamente dipinto con colori vivaci a motivi floreali. Adiacente all’oratorio, e in cima alla Scala Santa, c’è una vasta sala decorata da 10 riquadri disposti su due file, realizzati con la tecnica a fresco con terrette monocrome, che raffigurano le storie delle tentazioni della Santa narrate, come nel caso dell’oratorio, in lingua volgare.

[portfolio_slideshow id=318]

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail