#DaUnaFoto: Albino Luciani e la “fede” di Trilussa

Corviale, la fede di Trilussa

La ricerca di un titolo o della descrizione di una foto a volte conduce per strade impensate, alla scoperta di intrecci inaspettati. E così è stato per questa vecchietta, fotografata dall’ottavo piano di Corviale, verso la collina. Con il suo passo lento ma sicuro, si stava addentrando in un sentiero scavato tra pareti di grano selvatico, verso una zona in ombra, buia. E allora basta scegliere qualche parola chiave e cercare con Google e cliccare, scremare, affinare… scoprire…

Tra le tante citazioni e pagine consigliate, spunta questa poesia di Trilussa, intitolata “La guida”:

Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse : – Se la strada nu’ la sai,
te ciaccompagno io, chè la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce… –

Io risposi: – Sarà… ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede… –
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: – Cammina! –

Era la Fede.

Perfetta, mi piace, metterò questa come descrizione della mia foto. Ma tra le ricerche, stavolta più specifiche sulla poesia, spunta Albino Luciani che cita proprio questa poesia ben due volte: la prima nel settembre del 1971 in una lettera aperta indirizzata proprio a Trilussa, pubblicata sul Messaggero di sant’Antonio e la seconda in un’Udienza Generale in Vaticano, il 13 settembre 1978, dedicata al tema della fede.

Nella lettera del 1971, raccolta nel volume “Illustrissimi”, insieme ad altre (in totale 40) indirizzate a personaggi storici e della mitologia, a scrittori, personaggi della letteratura italiana e straniera, e a Santi della Chiesa cattolica, il futuro Giovanni Paolo I, con un linguaggio semplice e diretto, racconta il difficile e misterioso viaggio della fede prima del suo radicamento. Nel dramma umano della fede – scrive Luciani – si inserisce un elemento misterioso: l’intervento di Dio: “Supponi che l’incredulo sia un dormiente; Dio lo sveglia e gli dice: esci dal letto!” – e dunque, d’improvviso, anche chi non crede – “senza che ci abbia mai pensato, si trova ad un certo momento a riflettere su problemi d’anima e di religione, ed è potenzialmente disponibile per la fede”. Ma dopo questo intervento, fatto “senza di noi”, Dio ne opera altri, ma “con noi”: Lui ci ha svegliato – continua Luciani – ma tocca a noi scendere dal letto, a noi che abbiamo comunque la libertà di rigirarci dall’altra parte e di poter dire: Ho ancora sonno, dammi un minuto.

Un tema questo, ripreso da Papa Luciani nella sua seconda udienza generale in Vaticano (ne farà purtroppo solo quattro), il 13 settembre 1978: “Qui, a Roma, c’è stato un poeta, Trilussa, il quale ha cercato anche lui di parlare della fede”. E dopo aver citato a braccio (come tutto il suo discorso) la poesia, aggiunse: “Come poesia, graziosa; come teologia, difettosa. Difettosa perché quando si tratta di fede, il grande regista è Dio”, continuando ed ampliando il concetto già espresso in quella lettera del 1971, in una catechesi tutta da leggere.

Ma non è finita, perché Trilussa viene citato anche in altre quattro lettere raccolte nel volume “Illustrissimi”: all’orso di San Romedio, ad Andreas Hofer, all’ignoto Pittore del castello, e a Mark Twain.

Insomma, scatti una foto ad una vecchietta e arrivi, camminando dietro i suoi passi, link dopo link, a scoprire il collegamento che unisce Trilussa, poeta romanesco, con Albino Luciani da Canale d’Agordo, provincia di Belluno.

Corviale, la fede di Trilussa

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