Uno sguardo sul Gazometro

Gazometro - Mauro Monti

Nel 1854, sotto il pontificato di Pio IX, le strade di Roma, a partire da via del Corso, cominciarono a illuminarsi. I primi lampioni utilizzavano il gas prodotto nell’impianto di via dei Cerchi: nei pressi della Bocca della Verità, sulla vallata del Circo Massimo, svettavano 3 ciminiere della “Imperial City of Rome and Italian Gas Light and Coke Company”, che produceva 60 mila metri cubi di gas al giorno.

La struttura cessò l’attività nel 1910 e negli anni trenta fu completamente smantellata.

Bisognava trovare una nuova area per l’impianto di gassificazione e la scelta cadde sul quartiere Ostiense, dove, attirati dalla presenza della ferrovia, con la costruzione del Ponte di Ferro sul Tevere, voluto ancora da Pio IX, erano sorti diversi insediamenti produttivi come il Mattatoio, il Molino Biondi e lo stabilimento Mira Lanza.

Fu la giunta Nathan, nel 1910, a puntare su questa zona, inserendo il progetto in un piano più ampio che avrebbe portato alla realizzazione del Porto Fluviale, degli stabilimenti conciari, i Mercati Generali e la Centrale elettrica Montemartini.

Il grande gazometro da 200.000 mc, costruito da Ansaldo Breda, entrò in funzione nel 1937. Per le fondamenta furono utilizzati 1551 pali, per una lunghezza complessiva di 36 chilometri; l’altezza della struttura misurava 89,10 metri, mentre il diametro della vasca era di 63 metri.

Ora, abbandonato dopo l’introduzione del metano, è ormai il classico monumento italiano all’utopia che fa bella mostra di sé in qualche film o da sfondo ad una bevuta sul ponte che collega il lato sinistro e destro di un progetto di recupero che forse non vedrà mai la luce.

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