Il cippo del pomerio di Santa Cecilia in Trastevere

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La basilica di Santa Cecilia in Trastevere nasconde un piccolo ma prezioso testimone della storia di questa città, un segno visibile di un tracciato sacro e inviolabile. Sotto l’ingresso monumentale della basilica, sulla destra, è presente uno dei cippi del pomerio (pomerium da post murum che significa dietro il muro), il limite sacro di Roma, relativo all’ampliamento realizzato dall’imperatore Vespasiano e lì ritrovato nel 1900.

Il tracciato, segnato dal posizionamento di questi cippi ad intervalli stabiliti, è legato alla fondazione stessa di Roma: Romolo, infatti, dopo aver preso gli auspici sul Palatino, con un aratro tirato da un toro e da una mucca, tracciò un solco a delimitare lo spazio che la nuova città avrebbe occupato. Le zolle di terra venivano gettate all’interno, a formare un terrapieno che avrebbe dato origine alle prime mura della città. In corrispondenza delle future porte, l’aratro veniva sollevato, in modo da lasciare un’apertura nel perimetro sacro.

I romani celebravano l’anniversario di questo giorno come una delle loro massime festività cui davano il nome di Palilia. Il pomerio era un limite inviolabile che non poteva essere superato dalle divinità straniere, dai morti e dai militari e, secondo la tradizione, proprio per aver varcato tale limite, Remo venne ucciso dal fratello. Nel corso dei secoli tale tracciato fu ampliato più volte: era concesso, infatti, di ampliare i confini dell’Urbe a coloro che avessero ampliato i confini dell’impero e il cippo di Santa Cecilia è legato proprio all’ampliamento operato dall’imperatore Vespasiano nell’anno 75 d.C.

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